Teu e container, oggetti misteriosi

Abbiamo notato, leggendo alcuni articoli sulla stampa non specializzata, che riprendevano passaggi di quella specializzata di settore, che vengono spesso utilizzati termini e unità di misura improprie, in particolare nei titoli.

Pertanto, riassumiamo brevissimamente l’argomento solo per segnalare almeno alcuni concetti generali a chi ci segue e non è un diretto “addetto ai lavori”, il quale ovviamente conosce questi termini.

La base di tutto è il mitico container originale da 20’ che vale un TEU (Twenty Equivalent Unit), che misura 20 piedi ovvero 6,09 metri lineari.

Questa unità di misura rappresenta l’equivalente del famoso “metro” campione di platino iridio depositato a Parigi.

Con questa unità di misura si calcolano:

  • Le capacità delle navi full-container, cioè gli “slot” disponibili a bordo delle navi container che sono gli spazi fisici attrezzati per contenere un container da 20’ ovvero 1 TEU.
  • La capacità complessiva di tutta la flotta di navi portacontainer del mondo, che attualmente ammonta ad una capacità totale di quasi 33 milioni di TEU

Attenzione che questa non è la portata effettiva di carico delle navi, che evidentemente è inferiore alla capacità geometrica, in quanto deve tenere conto del peso del carico per singolo container e complessivo, dei singoli container imbarcati e della stabilità della nave e di una lunga serie di altri fattori tecnici di cui vi risparmiamo la discussione, ma per dare un termine generico di riferimento diciamo che in genere la portata effettiva di carico pagante varia dall’ 80% al 90% della portata geometrica della nave.

Ed andiamo ora alla conta del traffico dove si genera di solito la prima confusione fra TEU e box:

Se per traffico si intende il “container trade”, cioè il movimento via mare di container pieni + vuoti fra porti di imbarco e porti di sbarco, lo stesso si colloca intorno ai 180 milioni di TEU pieni (183.158.200 nel 2024, +6,2% rispetto al 2023) ovvero con carico pagante e circa 60/70 milioni di TEU vuoti e, quindi, 250 milioni di TEU totali, ovvero circa 120 mil di box pieni e circa 50 mil di box vuoti quindi complessivamente 170 mil di box.

Questo si spiega con il fatto che la maggior parte della flotta container per esigenze commerciali e con tendenza in crescere è ora formata da unita di 40’ (circa 12 metri lineari) che valgono 2 TEU l’uno.

E qui nasce la seconda confusione:

I movimenti che la nave fa in porto con le operazioni di imbarco e sbarco sono movimenti di box e non di TEU e quindi sia i tempi che i costi sono riferiti ai container/box (che abbiamo detto sono prevalentemente da 40’).

I movimenti che invece fa il container nei terminal sia di iniziale imbarco e sbarco che intermedi e quindi p.e. anche il trasbordo su navi feeder, sono di gran lunga maggiori e sulla base dei dati diffusi dai terminalisti, che di norma sono in TEU, superano complessivamente su base annua gli 800 milioni di TEU (pari indicativamente a 530 milioni di box/moves, con una media che varia da 3 a 4 moves per box) ) avvicinandosi quindi progressivamente verso il mitico miliardo di TEU ovvero circa 600/700 milioni di movimenti effettivi di container/box.

Sperando di avere chiarita e non ulteriormente complicata la comprensione del lettore non di settore, ricordiamo infine che le casse mobili che costituiscono l’unità di misura del traffico unitizzato terrestre (UTI) e che in genere viaggia per mare unicamente su semirimorchi con le navi ro-ro hanno caratteristiche diverse dal container marittimo ed anche una dimensione di base diversa, mediamente di 45’( pari a 13,72 m), costituendo quindi un settore a sé stante del trasporto unitizzato intermodale, e quando vengono contabilizzati in Teu si utilizza un fattore di conversione pari a 2,25 Teu x 1 UTI. (d.s.)